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giovedì 29 marzo 2018

Tempi duri ma prevedibili per le grandi aziende

In questi giorni, tutte le grandi testate giornalistiche mondiali, parlano delle grandi cadute in borsa delle aziende digitali, quali Facebook, Apple e Uber. Facebook, che ha perso 80 miliardi in valore di mercato in conseguenza dello scandalo di Cambridge Analytica che ha violato i dati di 50 milioni di utenti ed ovviamente la notizia della testimonianza del patron Zuckerberg che dovrà presentarsi al Congresso Usa, ha fatto lievitare in basso le azioni Facebook. La Apple, dopo aver ricevuto decine di denunce, che rischiano di trasformarsi in una class-action, per aver ammesso di aver rallentato di proposito il funzionamento dei suoi vecchi iPhone per far durare di più le batterie, rischia anch'essa oltre ad una denuncia un crollo delle azioni in borsa. Infine Uber, dovrà pagare 10 milioni di dollari tra compensazioni e promozioni per archiviare la class-action per discriminazione contro le donne e le minoranze mossa da 420 dipendenti che hanno accusato la società di aver creato un posto di lavoro ostile. Perché, oggi sorprendersi di tali accuse e fatti? ritengo intelligenti uomini del calibro di Zuckerberg o dell'amministratore delegato della Apple, per farsi beffare in quel modo da un hacker o da una distrazione aziendale, inoltre ritengo che non sarebbero arrivati in cima ad un mercato mondiale con tali distrazioni. Quindi, sapevano tutto o veramente erano distratti ? se si fa strada la seconda ipotesi, ci rendiamo conto che utilizziamo un social (Facebook) ideato da un uomo distratto, il quale si è arricchito non per meritocrazia ma soltanto per distrazione?

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