Bénédicte Roland, quando il pizzo diventa marmo

A Roma la prima mostra personale italiana della scultrice francese. “Rêve de Dentelle” fino al 24 ottobre da monogramma Arte Contemporanea. Il pizzo, leggero e fragile, incontra il marmo, duro e destinato a sfidare il tempo. È da questo contrasto che nasce Rêve de Dentelle, la prima mostra personale italiana della scultrice francese Bénédicte Roland, ospitata da monogramma Arte Contemporanea, in via Margutta 102, a Roma. Al centro della ricerca dell’artista c’è la lingerie trasformata in marmo. Un elemento intimo, delicato e legato al corpo femminile viene sottratto alla sua naturale dimensione effimera e consegnato alla materia per eccellenza della scultura. Il corpo scompare, l’indumento resta: una presenza che diventa memoria, una traccia capace di evocare ciò che non è più visibile. Il titolo della mostra racchiude questa tensione. La dentelle, il pizzo, richiama trasparenza, leggerezza e fragilità; il marmo rappresenta invece resistenza, peso e permanenza. Roland porta nella pietra ciò che normalmente è destinato a consumarsi: una piega di tessuto, una trasparenza, un dettaglio dell’abbigliamento. Ciò che appartiene alla sfera privata diventa così forma scultorea. Nella scelta della materia entra anche una riflessione sul tempo. In un’epoca dominata dalla velocità delle immagini, la lavorazione del marmo impone un ritmo opposto: mesi di lavoro manuale, polvere e silenzio per trasformare un istante di intimità in qualcosa che aspira a durare. La scultura diventa così una risposta alla precarietà delle immagini contemporanee, conservando non il corpo ma la sua memoria. Il lavoro di Roland si confronta inoltre con la tradizione della scultura monumentale. Là dove la storia dell’arte ha spesso rappresentato il corpo femminile nella sua interezza, l’artista sceglie un elemento più discreto: ciò che il corpo indossa, ciò che lo protegge e contemporaneamente lo rivela. La lingerie diventa un soggetto autonomo e il marmo, materia associata alla forza e alla monumentalità, assume una dimensione intima e quasi tattile. Il gesto dell’artista assume così un valore simbolico: incidere e modellare una pietra resistente per restituire la delicatezza di un tessuto significa rovesciare il rapporto abituale tra forza e fragilità. La superficie del marmo conserva le forme morbide della stoffa e suggerisce un corpo attraverso la sola impronta della sua presenza. Rêve de Dentelle mette così in dialogo fragilità e resistenza, effimero ed eterno. Il pizzo diventa marmo, l’assenza acquista una forma e ciò che sembrava destinato a scomparire trova nella pietra una nuova possibilità di memoria. È una scultura che affida alla materia il compito di custodire ciò che il tempo tende a cancellare. La mostra resterà aperta fino al 24 ottobre 2026 presso monogramma Arte Contemporanea, via Margutta 102, Roma.

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